17 Maggio 2023

R.I.S ceramica

R.I.S

Ricerca Innovazione e Sperimentazione Ceramica

Credo che la ricerca e la sperimentazione siano fattori di evoluzione per qualsiasi materia: rinnovano senza distruggere il passato, qualsiasi forma d’Arte. Dal 2004 ho intrapreso una strada molto difficile, ma entusiasmante, ricca di sorprese, ma anche di delusioni. La ceramica ricca di storia, tecnologia e scienza è un materiale ultra contemporaneo, se capito in tutte le sue fasi tecnologiche può dare delle soluzioni nuove e innovative. La curiosità mi ha portato ha trovare nuove tecniche che da sperimentali sono diventate pratiche e costituiscono tutte le mie opere d’Arte. La condivisione delle mie tecniche con designers, architetti, artisti ed aziende ha portato nuove soluzioni e nuovi stili utili nell’innovazione della Ceramica.

In rosso le tecniche che ho scoperto e le prime opere create

Sono profondamente convinto che il termine ricerca sia sovrapponibile a quello di evoluzione. Essa non deve essere affannosa e senza sosta ma piuttosto ragionata e rispettosa. Mutevole nell’essenza per essere altresì valore nella contemporaneità.

Nicola Boccini

 

CERAMICA IRRAZIONALE (2023)

Spazzi non deputati, non convenzionali. Il contenitore diventa il contenuto. Lo spazio, il vuoto diventa materia.

RICERCA IN ATTO…………

PRUA 2021

“L’opera con fattezze di una imbarcazione, solca il mare del mondo, pieno di accadimenti, sfidandolo”.

PRESIDIO DELL’ARMA PER LA SICUREZZA DEL TERRITORIO.

Il lavoro/prototipo in scala presentato per l’ideazione di una scultura presso la nuova sede della caserma dei Carabinieri di Bellaria Igea Marina, cerca di tenere assieme tutti i requisiti richiesti dal tema del concorso, unitamente ad una loro rispondenza estetica.

L’opera si presenta con la prua, ovvero l’estremità anteriore di un’imbarcazione, che nel caso specifico riprende le fattezze della motovedetta N800 utilizzata dall’Arma per il presidio e la sicurezza dei mari che solca.

Nella stessa direzione, nell’estremità della punta della motovedetta, si trova un’astrazione della fiamma dell’Arma dei Carabinieri, che in questa occasione acquisisce una doppia simbologia; sia di albero metallico che sviluppa una sua fluente e lucente chioma, sia di una ramificazione di onde marine tricolore, ricordando anche il forte presidio e l’amore per il territorio italiano dell’Arma stessa. Questi elementi sono costruiti con una lamiera in acciaio; nella parte superiore lucidati con cromature argentate e dorate, nella parte inferiore con pellicole resistenti che riportano i colori della bandiera italiana.

Una frase segna e corre lungo i lati di questa “imbarcazione” ad accentuare l’amore di questi uomini:

“…Non per orgoglio di primeggiare, ma per amore di provvedere…”

presa da uno scritto di Sant’Agostino.

Nella poppa di questa imbarcazione viene costruita una gradinata interna dove All’occorrenza o per qualche cerimonia, il Comandante della Caserma potrebbe salire e parlare agli astanti da questo “differente pulpito”. Gli alzati dei gradini che vanno a costituirsi, costruiti in Acciaio Corten con luci (3 gradini con 6 faretti led), saranno ricoperti con delle lastre di grès porcellanato dove sopra sarà riprodotto in ceramica lo stemma dell’Arma dei Carabinieri.

I due lati dell’imbarcazione sono fatti con due lastre naturali da 3 cm di quarzo blu, irregolarmente e cromaticamente rigate, anche questi a ricordare la tinta della motovedetta.

Nella loro sommità, per rafforzare l’immagine e la realtà dell’unità navale, è apposto un corrimano in acciaio inox.

Bando di Gara : Ministero delle Infrastrutture e Trasporti , Lombardia e l’Emilia Romagna. CUP D 57H13001680001 – CIG 7264543A85
Disciplinare d’incarico n. 2834 di rep del 21/12/2021
Ideazione e Progetto : Nicola Boccini e Nicola Renzi
Progetto Tecnico Cad: Studio Andrea Dragoni
Studio Tecnologico e Ricerca: Nicola Boccini e Nicola Renzi
Esecuzione: Rocchi Marmi, Mericat, C.R. C ostruzioni Meccaniche, Grifo Car.
Evento: Installazione permanente presso il Comando dei Carabinieri di Bellaria, Igea Marina, Rimini

Nicola Boccini e Nicola Renzi scultura ceramica e marmo Bellaria Igea Marina rimini
progetto della prua in marmo Azul Macaubas (Brasile)
Nicola Boccini e Nicola Renzi, progetto per la scultura di Igea Marina Rimini
Sviluppo della bandiera e fiamma dei Carabinieri
Nicola Boccini e Nicola Renzi, realizzazione parte in ceramica con stemma carabinieri
Progetto e misure scalini in porcellana con stemma
Nicola Boccini e Nicola Renzi, progetto dello studio Dragoni Perugia per scultura Rimini
Studio Carpenteria, "Studio Andrea Dragoni " Perugia
Nicola Boccini e Nicola Renzi, prototipo per scultura Rimini
laterale, prototipo in scala
Nicola Boccini e Nicola Renzi, prototipo per scultura Rimini
3/4 prototipo in scala
Nicola Boccini e Nicola Renzi progetto scultura Bellaria Igea Marina Rimini luci
Particolare illuminazione interna tricolore
Nicola Boccini e Nicola Renzi progetto scultura Bellaria Igea Marina Rimini ceramica
Parte calpestabile in Corten e Ceramica con stemma Carabinieri
Nicola Boccini e Nicola Renzi progetto scultura Bellaria Igea Marina Rimini laterale
fiamma e bandiera tricolore con marmo inciso
Nicola Boccini e Nicola Renzi progetto scultura Bellaria Igea Marina Rimini scritta carabinieri
particolare della prua con scritta Carabinieri in rilievo

MARCO TIRELLI " Senza Titolo" 2021

Marco Tirelli a Peccioli realizza Senza titolo, una serie di elementi in ceramica che, avvicinati l’uno all’altro, formano un unico lavoro, compongono una scena in cui l’elemento chiave è la prospettiva, simbolo per eccellenza di una visione cartesiana e razionalizzante della realtà. Nel linguaggio dell’artista la prospettiva diventa una soglia che conduce l’occhio dello spettatore ad affacciarsi su una dimensione diametralmente opposta a quella rinascimentale. Lo spazio non è più illusorio e non fa da specchio al mondo, ma al contrario, diventa labirintico e inquietante. Se la prospettiva rinascimentale è un metodo di rappresentazione il cui carattere geometrico e matematico rispecchia il desiderio di racchiudere la frammentarietà delle cose in una costruzione pittorica totalizzante, quella presente nell’opera di Tirelli è la messa in discussione di tale visione filosofica. Pur utilizzando un procedimento prospettico e pur rimanendo all’interno di questa struttura simbolica, le composizioni dell’artista sconvolgono il sistema costruttivo che ha sorretto la pittura occidentale per secoli. Le linee che attraversano la superficie dell’opera di Tirelli non conducono da nessuna parte e non rimandano a nulla; sembrano avvicinarsi e poi allontanarsi, salire e scendere lungo la superficie senza mai definire una scena con certezza: “io posso solo illuminare con la mia attenzione alcuni frammenti del mondo nel tentativo di abbracciarlo nella sua totalità… l’arte è un sostituto dell’insufficienza del mondo. Per me l’arte è qualcosa che ha un carattere esemplare e che porta verso nuove visioni del mondo e allarga i confini della conoscenza. L’arte non risolve i problemi ma ci rende miglior, più analitici e rende la vita più intensa”.
Osservando le opere di Marco Tirelli percepiamo un senso di spaesamento. La critica, riferendosi alla qualità intrinseca del lavoro dell’artista, ha spesso utilizzato il termine metafisico per indicare l’atmosfera particolare dei lavori di Tirelli. Le immagini rappresentate, sia che si tratti di figure geometriche, sia che si tratti del dettaglio di una scala a chiocciola o della porzione di un muro, o di una soglia illuminata dal retro, creano disorientamento perché sfuggenti ad una facile interpretazione. Lo spazio in cui si muovono gli elementi raffigurati, per la maggior parte dei casi è invaso da un dilagante colore nero. È impenetrabile, astratto e impalpabile. Gli oggetti al suo interno sono come immobilizzati in una dimensione onirica e la loro compattezza li rende avulsi da qualsiasi contatto con il reale. L’effetto è straniante: tanto più le immagini sono fortemente concrete e potenti tanto più sembrano aspirare all’invisibile e alludere ad un altro livello di conoscenza che va oltre il reale. Solo andando oltre la superficialità delle cose e la banalità del quotidiano si scoprono muove possibilità espressive ed è possibile entrare in contatto con la nostra dimensione più profonda e vera. Le forme che abitano le opere di Tirelli sono essenziali, come sospese, e non sono vulnerabili al passaggio del tempo.

(testo ripreso da Peccioli.net)

Progetto Tecnico: Marco Tirelli
Supporto scientifico: Antonella Soldaini
Studio Tecnologico e Ricerca: Nicola Boccini
Esecuzione: Scuola d’Arte Ceramica Romano Ranieri
Evento e presentazione: Installazione permanete Comune di Peccioli (PI)

Marco Tirelli waterjet Nicola Boccini
Taglio della lastra in ceramica con waterjet
Marco Tirelli serigrafia ceramica Nicola Boccini
Inserimento serigrafia su pannello in ceramica
Marco Tirelli serigrafia ceramica Nicola Boccini
verifica e stesura finale serigrafia ceramica
Marco Tirelli cottura ceramica Nicola Boccini
cottura dei pannelli con serigrafia con ring Orton
Marco Tirelli opera in ceramica Nicola Boccini
controllo dei 72 pannelli in ceramica
Marco Tirelli opera in ceramica Nicola Boccini
Fine installazione pannelli in ceramica. Installazione 7,50 mt x 4,50 mt
Marco Tirelli opera in pannelli in ceramica Nicola Boccini
Panoramica opera in Ceramica Marco Tirelli per Peccioli

Una riflessione sul cambiamento climatico con la serie CCC Change Ceramic Climate iniziata nel 2020.                                        

Al posto dei filamenti, delle vene (Porcelain Veins), il ghiaccio, che sciogliendosi rilascia all’interno della ceramica colori azzurri e verdognoli. Dopo la cottura risultano opachi, asciugati, grigi come la natura distrutta e alterata dall’uomo mentre con una fonte di luce i colori prendono vita, diventano lucidi, lisci e mostrano le sfumature delle particelle di porcellana coinvolte nel processo di disgelo e assorbimento del composto. Partendo dalle immagini dello scioglimento dei ghiacciai, che per riflesso della sfera celeste ci sembrano di color celeste azzurro, Boccini crea del ghiaccio colorato con alcuni minerali già contenuti in tutte le acque, ma aumentando le percentuali, ottiene superfici di ghiaccio colorate con struttura omogena. Le particelle di pigmento assorbite dall’impasto di porcellana cambiano la struttura e la composizione del materiale in maniera definitiva.

Il comportamento dello scioglimento del ghiaccio “colorato” si riferisce all’intuizione che lo spettatore ha del ghiaccio e ne esalta le funzioni sensoriali ed emotive che a sua volta, si traduce in esperienza, consentendo lo sviluppo di uno stato mentale e percettivo.

L’essenza delle cose è universale e comune a tutti gli individui, Boccini svolge un’operazione di astrazione ricerca e sperimentazione che lo porta a nuove soluzioni tra forma e colore. Una psicologia della Gestalt attraverso la ceramica per avvalorare le sue teorie, una serie di esperimenti, tramite i quali indagare e verificare la percezione delle forme e le leggi della materia.

D.ssa Claudia Bottini

Nicola Boccini, pigmenti liquidi per la nuova tecnica change ceramic climate
Acqua demineralizzata con pigmenti in diverse percentuali
ceramica ghiacciata, pigmenti ghiacciati
Contenitore per ghiaccio, suddivisione pigmenti
change ceramic climate test
Cubetti di ghiaccio colorati (pigmento) "test 12", scioglimento orizzontale su porcellana
Change Ceramic Climate after firing
"Test 12" after high temperature firing (1260°) Cobalt and copper in different percentages
nicola boccini, change ceramic climate dettaglio senza luce
"Test 21" dettaglio senza retro illuminazione
nicola boccini, change ceramic climate dettaglio con luce
"Test 21" dettaglio con retro illuminazione

Ceramica 3.0 - Ceramica Organica (2015)

Ceramica Organica

La Ceramica nella sua nuova concezione

Un nuovo linguaggio tutto da creare in continua evoluzione!
Prima….. argilla passiva fra le mani di un manipolatore.
Immaginiamola viva! La Ceramica riscatta la sua libertà, si esprime, è più indipendente.
Una nuova concezione di ricerca dove viene esaltata l’interazione tra diversi elementi, dove l’artista è più spettatore. La creatività dell’artista è nell’intuire quali elementi, quanti e quanto di ciascuno, lasciando libero il movimento e la percezione.

Progetto Tecnico: Nicola Boccini
Supporto scientifico: Maurizio Cenci
Studio tecnologico e Ricerca: Nicola Boccini
Evento e presentazione: MIC, Museo Internazionale della Ceramica in Faenza 2015. Accademia di Belle Arti di Danzica 2016. Accademia di Belle Arti Perugia 2017. Politecnico di Milano 2017, Contaf Campinas 2016 (Brasile). Accademia di Belle Arti Lintao 2016 (Cina). Accademia di Belle Arti Firenze 2019.
web: www.boccini.it/it/ceramica-organica/

ceramica organica, Nicola Boccini, ceramica 3.0
Test A, un solo dito
ceramica organica, Nicola Boccini, ceramica 3.0
Test A, cultura dei batteri
ceramica organica, Nicola Boccini, ceramica 3.0
Test 23, due dita
ceramica organica, Nicola Boccini, ceramica 3.0
Test 23, cultura dei batteri
Nicola Boccini ceramica organica traccia lasciata dai batteri
Traccia lasciata dai batteri
Test dopo cottura

CORREDO

Al Sud il processo che precede il matrimonio è tenuto in grande cura, non solo dagli sposi, ma anche dalle loro famiglie. Ci sono rituali che devono essere rispettati anche se ormai discutibili o desueti, il rispetto della tradizione è una motivazione sufficiente a giustificare gli sforzi. Uno di questi rituali è quello della preparazione del corredo della sposa, ovvero quei prodotti belli e costosi che andranno a riempire armadi e cassetti della nuova casa dei coniugi. Tra questi oggetti non mancano mai i piatti, un set di stoviglie d’alta gamma che passerà il resto dell’esistenza in una vetrina, fatta eccezione per qualche rara occasione. Questo progetto rivisita proprio il corredo di piatti. La pila di piatti assume una nuova connotazione sia formale che funzionale, e forse anche una nuova collocazione nella vita della coppia.

Giovanni Innella

Progetto Tecnico: Giovanni Innella
Design: Giovanni Innella

Studio tecnologico e Ricerca: Nicola Boccini
Foggiatura: Augusto Girolamini
Evento: Milano Design Week 2022, Galleria Rossana Orlandi (Mi) 
web: www.giovanniinnella.com

BREATH - 2012

Progetto di ecodesign per la realizzazione di un prodotto di design innovativo ed ecologico. La cappa aspirante in ceramica con comandi a distanza.
La cappa può elevarsi e svolgere le funzioni  di aspirazione e illuminazione, una volta completato il bisogno, può scendere e creare un isola giardino, con le erbe da cucina più utilizzate.

Progetto Tecnico: Best stile & lifestile
Design: 
Best stile & lifestile
Esecuzione Pittorica e studio tecnologico: Ditta Ubaldo Grazia Deruta (Progetto Grazia)
Esecuzione Tecnica: Nicola Boccini
Evento: Salone del mobile 2014, Milano

SUONI ORNAMENTALI (2013)

Progetto di Arte Applicata al suono, vibrazioni su ceramica. Cinetica, frequenze e vibrazioni nel supporto ceramico.

Progetto Tecnico: Giulio Mannino
Tecnologo e Ricerca: 
Nicola Boccini
Esecuzione e studio tecnologico: Scuola d’Arte Ceramica Romano Ranieri

Evento: Tesi di laurea – Naba, 59 concorso MIC Faenza (opera premiata)

CONTENITORI

Contenitori realizzati al tornio oppure con prototipi 3d e successivo stampo in gesso. Dal 2009 è iniziata una collaborazione con vari designer per piccole quantità di contenitori personalizzati. Il gres porcellanato è la miglior soluzione per la realizzazione di questi prodotti, infatti si garantisce l’impermeabilità, resistenza interna antiacida e garanzia di non cessione degli smalti a contatto con liquidi. 

 



FABBRICA BIRRA PERUGIA 1857

Progetto Tecnico: Nicola Boccini
Tecnologo e Ricerca: 
Nicola Boccini
Realizzazione: Ditta Grazia Deruta e Scuola D’Arte Ceramica Romano Ranieri
Designer: Marta Toni 
Evento: Fabbrica Birra Perugia 1857 

nicola boccini per birra peurugia bottiglia in gres porcellanato
200 bottiglie in gres porcellanato "Fabbrica Birra Perugia 1857"
Nicola Boccini bottiglia in ceramica per birra Perugia
collezione (da sinistra) 2011 - 2013 - 2015 - 2016 - "Fabbrica Birra Perugia 1857"

EXPO 2015

“Design in fermento – i Birrifici Umbri incontrano il design”, è stato presentato dall’Istituto Italiano Design di Perugia in collaborazione con la Scuola d’Arte Ceramica Romano Ranieri di Deruta. Un progetto che vede protagoniste tre bottiglie in ceramica “limited edition”, riempite con le eccellenze di sette birrifici umbri (Birrifici dei Perugini, Birrificio Artigianale Fortebraccio – Futura Group, Birra Perugia, Birrificio Tuderte, Birrificio Mulino dei Bianchi, Azienda Agricola Monastero di San Biagio, Birra Flea) affiancate dall’innovativo packaging di Tre Emme Grafica e Cartotecnica.
Design in Fermento nasce dalla volontà di coniugare lo spirito intraprendente della nuova generazione di birrifici umbri, generazione pilotata da giovani imprenditori che stanno negli ultimi anni restituendo e rivisitando il prodotto birra all’interno del territorio, con il ruolo innovativo e contemporaneo offerto dal design e dalla cultura del progetto. Da questo intento è nata l’idea di progettare una bottiglia che attraverso forma, colore e identità estetica rappresenti con immediatezza i valori di contemporaneità e legame con il territorio, di cui la birra oggi si fa interprete all’interno del sistema Umbria.

Progetto Tecnico: Nicola Boccini
Tecnologo e Ricerca: 
Nicola Boccini
Realizzazione: Ditta Grazia Deruta e Scuola D’Arte Ceramica Romano Ranieri
Designer: Marta Toni 
Evento: Expo Italia 2015 Milano

Nicola Boccini expo 2015 Milano Italia, design in fermento
Conferenza stampa Expo 2015 Milano Italia, "Design in Fermento"

Progetto Tecnico: Nicola Boccini
Tecnologo e Ricerca: 
Nicola Boccini
Realizzazione: Scuola d’Arte Ceramica Romano Ranieri
Designer: Marta Toni 

bottiglie per olio in gres ceramica
Bottiglie per olio in gres chamottato
Nicola Boccini bottiglie in porcellana
Bottiglia a forma di goccia per olio in gres Porcellanato "Il Frantoio Assisi"

Progetto Tecnico: Cristina Daminato
Tecnologo e Ricerca: 
Nicola Boccini
Realizzazione: Cristina Daminato
Designer: Cristina Daminato
Evento: Fuori salone del Mobile 2019 
WEB: MOD IS MOOD

Cristina Daminato candeliere impilabile in ceramica in collaborazione con Nicola Boccini
Cristina Daminato - Candeliere impilabile - mod is mood
Cristina Daminato - Candeliere impilabile - mod is mood
Cristina Daminato - Candeliere impilabile - mod is mood

MAIOLICHE 2012

Introduzione

Biennale di architettura Venezia (Common Ground)

 

La fabbrica Grazia di Deruta festeggia i suoi primi cinquecento anni con un’edizione speciale di ceramiche in mostra da oggi 3 Novembre 2012, al Padiglione Italia della XIII Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia. La classifica di The Economist e Family Business considera la Grazia tra le più antiche fabbriche di famiglia del mondo poiché i Grazia, originari del nord Italia impiantarono un’attività a Deruta agli inizi del sedicesimo secolo. La secolare attività della fabbrica non si è mai interrotta e, nonostante le ricorrenti crisi del mercato, ancora oggi Ubaldo Grazia e i suoi collaboratori, tra cui la figlia Chiara, proseguono aggiornando la tradizione di famiglia. Mentre la produzione antica è raccolta in un museo aziendale ricco di oltre ottocento opere, quella attuale ripropone non solo le decorazioni storiche, ma guarda decisamente all’arte e al design contemporaneo. Nel 2012 Grazia ha, perciò, ospitato l’architetto Michele De Lucchi di cui ha realizzato una serie speciale di vasi a tiratura limitata. Un’operazione complessa che ha comportato un lungo lavoro di sperimentazione di materiali condotto nella fabbrica da Nicola Boccini e Riccardo Muti che hanno tradotto in ceramica, dagli originali disegni rielaborati al computer, i vasi di straordinaria modernità per “Produzione Privata” di Michele De Lucchi.

Una maiolica che non sembra maiolica

 

Ai piedi del colle su cui sorge il centro storico di Deruta, lungo la via Tiberina, si trovano le sedi dei laboratori artigianali della maiolica nati negli anni, ognuno dei quali possiede una vetrina espositiva affacciata sulla strada, punteggiata di vasellame colorato, come il volto dipinto di un corpo produttivo. Come in ogni distretto italiano che eredita una tradizione e ne fa ragione di sussistenza e di progresso sociale, sviluppando un indotto sufficiente a mantenere generazioni, su questa via sono sorti stabilimenti di dimensioni medio-piccole, molte ancora a conduzione familiare, dove forte è il senso dell’investitura a custodi di una tradizione artigianale.

Sulla via Tiberina si sono incontrati un paio d’anni fa Michele De Lucchi, intellettuale, architetto e designer, e Ubaldo Grazia, erede di un’azienda che produce artigianalmente oggetti in argilla rossa smaltata dal 1497.

Prima di allora molti artisti e decoratori erano passati in queste terre per imparare tecniche artigianali e comportamento della maiolica e a partire dagli anni Ottanta, su invito dello stesso Ubaldo Grazia, erano entrati nella sua fabbrica e si erano seduti ai tavoli dei tornianti e dei decoratori o nei laboratori creativi a loro dedicati con la spinta a innovare il linguaggio. Tra i lavori degli artisti americani si scorgono con stupore i decori macabri di Peter Shire. Dopo aver studiato i processi produttivi dell’argilla smaltata e i modelli del vasellame che si tramandano dal Cinquecento, e dopo aver imparato tecniche come lo spolvero per la riproduzione fedele dei decori, tantissimi hanno progettato forme e motivi a partire dalla tavolozza colori tradizionalmente usata per la maiolica. Una nuova immagine si è così calata nella tradizione diventandone strumentale, cosicché la maiolica diventasse più appetibile e più vicina al gusto contemporaneo.

La ricerca che Michele De Lucchi ha condotto con la ditta di Ubaldo Grazia utilizza invece la grafica e il suo messaggio sul sentimento del tempo per effettuare un’innovazione tecnica sul processo, con effetti sul colore e sulla finitura superficiale.

Noto nel mondo per progetti come la lampada a braccio Tolomeo e per aver diretto l’ufficio design di Olivetti per un decennio, disegnando oltre un centinaio di macchine per l’ufficio, Michele De Lucchi utilizza il colore e la finitura del materiale per veicolare messaggi a qualsiasi scala: quando progetta oggetti, come le lampade in vetro di Murano o i kilim per Produzione Privata, quando allestisce mostre, come quella del Caravaggio o quella del Tintoretto alle Scuderie del Quirinale a Roma, e ambienti di lavoro, come gli uffici postali italiani, sia quando relaziona l’architettura con il paesaggio, come nel progetto di riqualificazione delle centrali Enel.  Erede dell’esperienza di Alchimia e Memphis, De Lucchi mette in relazione il decoro, la grafica e il colore con il materiale e la forma, mediando il progetto con le influenze artistiche del contemporaneo.

Il progetto dei sette vasi comincia dalle forme, fatte di tre parti, cupola, coppa e base in ottone argentato, il cui disegno esce dal solco della tradizione, per giungere alla definizione e alla sequenza dei colori. Volendo tracciare una linea con il passato, De Lucchi non seleziona i colori tra quelli della tavolozza standard per la maiolica, ma li crea in quadricromia al computer, per giungere a una precisa codifica di blu, di verdi, di grigi, di gialli, di bruni e di ori, da stendere sul pezzo in una combinazione di toni accesi e spenti, come fondi e come campiture dei temi grafici. Nello stesso vaso, i toni dei fondi e quelli dei decori rintoccano dalla coppa alla cupola, generando un preciso ritmo di alternanze.

Qui è l’innovazione che egli ha richiesto alla Ubaldo Grazia e qui la loro abilità nel comprendere l’opportunità e mettere a disposizione un team di ricerca, guidato dal tecnologo Nicola Boccini, per avviare una sperimentazione che riuscisse a rendere compatibili i colori creati in laboratorio sulla base delle quadricromie con il pezzo da decorare.

Mentre tradizionalmente il processo della maiolica prevede la creazione al tornio del vaso, l’essicazione, la prima cottura e successivamente la smaltatura, che costituisce un fondo per la stesura del colore e la sua successiva fusione con il biscotto in fase di seconda cottura, nel caso specifico non è stato applicato uno strato di smalto, ma è stato creato uno speciale ingobbio colorato, costituito miscelando a secco argilla bianca, pigmenti, zinco, stagno e una fritta basso/fondente, quest’ultima fondamentale per ottenere la fusione-vetrificazione dei colori sul biscotto ed evitarne scolature e difetti. Quindi sono stati applicati direttamente gli ingobbi per la campitura di fondo mediante la tecnica della filettatura:  Riccardo Muti, direttore artistico della ditta U. Grazia ha poggiato il vaso su un tornio manuale e, usando un pennello (vari pennelli), ha steso l’ingobbio colorato sul biscotto in rotazione. Effettuata anche la pittura dei decori con la tecnica tradizionale dello spolvero e l’applicazione del colore per successivi passaggi, prima della seconda e ultima cottura è stata applicata la cristallina opaca su alcuni filetti e semilucida in altri, una silice che predispone il pezzo alla cottura e lo rende resistente. Alla luce del percorso effettuato, con la cristallina, lucida o satinata opaca a seconda dei punti, è stato aggiunto l’ultimo elemento mancante alla lavorazione della maiolica, che nel processo tradizionale è parte integrante nello smalto.

Preservare qualcosa a dispetto di un mondo esterno che cambia significa essere coscienti del valore che la storia ha lasciato, alla stregua di un tratto somatico, una caratteristica di unicità che merita di essere tramandata in quanto testimonianza. Ubaldo Grazia, nonno dell’attuale titolare che porta il suo stesso nome, progettò l’edificio che avrebbe ospitato lo stabilimento e nel 1921 l’intera produzione Grazia si spostò dalla sede cinquecentesca nel centro di Deruta alla via Tiberina, dove ancora oggi si trova un’architettura industriale costruita a partire dalle esigenze logistico-produttive, illuminotecniche e di organizzazione dei movimenti dei semilavorati, oltre a quelle dello sfruttamento energetico: la collocazione della fornace al centro del complesso aveva appunto lo scopo di economizzare le risorse necessarie per il suo riscaldamento. Siccome diffuso fu il fenomeno che vide intere famiglie impiegate presso la ditta, dove padre e madre lavoravano insieme in fabbrica, Ubaldo allestì all’interno la mensa per gli operai e un servizio di babysitting ante litteram, che oggi fanno pensare alla politica sociale che in quegli stessi anni Camillo Olivetti portava avanti a Ivrea.

A dispetto della globale delocalizzazione produttiva, ancora oggi tutte le fasi di lavorazione sono compiute nello stabilimento di via Tiberina, dove sono stati conservati gli stessi tavoli dei tornianti e gli stessi banchi dei decoratori, fatti di legno impregnato di argilla, ormai sbiancato dalla luce e dagli anni, e il vasellame in cui gli operai stemperavano i colori e lavavano i pennelli. Ogni aspetto di questa realtà, dall’architettura, agli ambienti, fino agli strumenti che sono usati da anni per le decorazioni, testimonia l’attenzione filologica con cui ancora ai giorni nostri l’azienda riproduce la tecnica di lavorazione della maiolica.

A tutti gli strati sedimentati nel tempo, oggi Michele De Lucchi ne ha aggiunto uno nuovo.

La sua scelta cromatica ha stimolato la ricerca sul colore e la sperimentazione sul processo produttivo della maiolica. La tradizione è stata studiata, per essere ripensata e piegata allo scopo di esprimere un sentimento attuale. Studiando con il tecnologo a produrre una maiolica “che non è maiolica” come dice lo stesso Ubaldo Grazia, con l’inserimento della cristallina alla fine del processo, l’argilla torna ad essere maiolica. All’aspetto brillante che la iscrive nella tradizione si unisce un carattere radicale, improntato alla contemporaneità grazie alle scelte grafiche, cromatiche e di finitura della superficie.

Invece di applicare un semplice restyling, il progetto di De Lucchi ha ampliato le potenzialità della maiolica facendo in modo che diventasse funzionale al design: invece di piegare il progetto alla tradizione ha fatto in modo che la tradizione diventasse strumentale al progetto.

Mara Corradi

Progetto: Michele De Lucchi
Produzione: Produzione Privata
Designer:
Philippe Nigro
Grafica: Maddalena Molteni
Tecnologo del colore e A.D: Nicola Boccini 
Responsabile di Produzione: Nora De Cicco
Realizzazione: Ditta Ubaldo Grazia Deruta
Decorazioni a mano: Riccardo Muti,
Evento: Milano (Salone del Mobile 2012), Perugia (Festarch 2012), Biennale di Venezia 2012 (Common Ground), Mosca 2013, Eataly New York 2013.
web: www.produzioneprivata.it

nicola boccini ceramiche per michele de lucchi

SETTE 24 - PORCELLANE DA COLLEZIONE

SETTE24 utilizza la tecnologia che unisce tutti gli aspetti decorativi della maiolica e smaltatura tradizionale su porcellana. La Porcellana più dura della maiolica, non è porosa, è leggera ed è più resistente alla forza meccanica di una terracotta smaltata e dipinta. Questo nuovo processo “Tecnica Boccini” consente nel dipingere in maniera tradizionale la porcellana come se fosse una maiolica, permettendo, per una maggiore varietà di utilizzo del colore e ombreggiatura, di dare un’estetica diversa non disponibile su porcellana.

Il servizio di piatti SETTE24 può essere utilizzato in maniera sicura nel microonde, forni e lavastoviglie. Grazia ha collaborato con Gianni Cinti, uno dei giovani stilisti dinamici d’Italia, con progetti mirati per creare la linea di stoviglie da collezione SETTE24.

Questa nuova linea consente un “contrasto” tra il patrimonio tradizionale e i linguaggi del nuovo millennio che si incontrano in un innovativo cambio di stile e funzionalità, mirando alla modernità e vitalità.

Se si apprezza il mondo dell’artigianato tradizionale non cercate oltre perché SETTE24 è una perfetta linea di piatti di uso quotidiano con un tocco di lusso che risponde alle richieste di stile di vita di oggi.

Progetto Tecnico: Nicola Boccini
Designer: 
Gianni Cinti
Esecuzione Pittorica e studio tecnologico: Ditta Ubaldo Grazia Deruta (Progetto Grazia)
Evento: New York 2012- Francoforte Ambiente 2012 – 2013.

CERAMICA 2.0 - MULTIMEDIALE e INTERATTIVA (2008)

La Ceramica 2.0 descrive la Ceramica contemporanea, multimediale e interattiva. Dal 2008 ho creato happening e performance in giro per il mondo con la Ceramica multimediale e interattiva, a volte insieme ad altri artisti che condividevano le mie stesse ricerche.

Studiando approfonditamente le porcellane e i processi di produzione sono arrivato ad eseguire pannelli di circa 2 mm di spessore, rendendo la superficie della porcellana molto più traslucida. 

Nicola Boccini e Pieluigi Pompei ceramica interattiva performance "Quando io ti parlo" Polonia
"QUANDO IO TI PARLO" Installazione multimediale ed interattiva presentata al teatro Polacco. Nicola Boccini e Pieluigi Pompei
Nicola Boccini Ceramica multimediale e interattiva, ceramica 2
"I AM", performance. Pannelli in porcellana interattivi e multimediali "Dutch Design Week" 2009
Nicola Boccini Touch me now
"Touch Me Now" pannello in porcellana con sensore di rilevamento termico
Nicola Boccini "Evolution 11.0" installazione multimediale "Museo Nazionale di Danzica (Polonia) 2011
"Evolution 11.0" installazione multimediale "Museo Nazionale di Danzica (Polonia) 2011. art/r/evolution

FASHION DESIGN - POCHETTE (2010)

Borsette in porcellana con led, multimediali ed interattive!

Progetto Tecnico e Design: Annalisa Caricato
Esecuzione Pittorica e studio tecnologico: Nicola Boccini
Evento: art/r/evolution 2009 – 2013 – Museo Nazionale di Danzica, Selective Art Gallery Parigi.

FASHION DESIGN -NIKE (2010)

Vestito con accessori in porcellana e pigmento fluorescente vetrificato.

Progetto Tecnico e Design: Gaia Pace
Studio tecnologico e Ricerca: Nicola Boccini

Evento: art/r/evolution 2010 – 2013, Museo Nazionale di Danzica, Selective Art Gallery Parigi

Nicola Boccini e Gaia-Pace bozzetto vestito in porcellana
Bozzetto vestito ispirato alla Nike di Samotracia

Stella

La scultura “Stella” è situata all’uscita di Deruta Sud, (PG) Italia.

Progetto Tecnico: Studio DA GAI Architetti Roma
Studio tecnologico e Ricerca: Nicola Boccini

Esecuzione Scultorea e Pittura: Scuola d’Arte Ceramica Romano Ranieri
Installazione: Comune di Deruta

FOOD DESIGN

 

Designers: Mauro Olivieri, Marco Pietrosante, Francesco Subbioli, Francesco Paretti,
Progettazione ed esecuzione: Nicola Boccini

Francesco Paretti, Chicchera in porcellana
Mauro Olivieri design ceramica
Mauro Olivieri: sotto "Degustatore Olio, sopra "Shaker Olive"

Design Umbria km0 (2008)

ADI ASSOCIAZIONE PER IL DISEGNO INDUSTRIALE
DELEGAZIONE UMBIA

Da pochi mesi è nata l’associazione ADI Umbria, la delegazione territoriale dell’associazione nazionale ADI che ha sede a Milano.

Nata nel 1956, l’ADI gestisce dal 1962 il Premio Compasso d’Oro, il più antico riconoscimento d’Europa nel settore del Design. Scopo dell’associazione, che riunisce imprese, progettisti, istituzioni, insegnanti, giornalisti e da poco anche la distribuzione, è quello di promuovere e contribuire ad attuare, senza fini di lucro, le condizioni più appropriate per la progettazione di beni e servizi, attraverso il dibattito culturale, l’intervento presso le istituzioni, la fornitura di servizi. Inoltre attraverso l’Osservatorio Permanente del Design, l’Adi effettua ogni anno una preselezione di prodotti o servizi, anche attraverso le delegazioni territoriali, che sono poi inseriti nell’ADI Design Index, una pubblicazione, stampata annualmente, con immagini e descrizioni dei prodotti di eccellenza del design italiano. L’Adi Umbria ha sede a Spoleto, città con la quale ha sottoscritto un protocollo d’intesa per avviare una serie di iniziative volte alla divulgazione e alla promozione del design la prima delle quali è stata un incontro fra designers, imprenditori (Confindustria) e istituzioni (Sindaco e Assessori del Comune di Spoleto).

Una chef innovativa, 30 designers e alcuni produttori di ceramica di Deruta sono gli ingredienti della collezione designkm0.umbria.it I progettisti si sono ispirati alle ricette umbre rielaborate dal chef Joélle Paoli che ha utilizzato solo materiali alimentari stagionali, vegetali e formaggi, provenienti dalla regione (km0). Le suggestioni delle forme dei colori, degli odori proposte dal chef e le tecniche di lavorazione legate al mondo della ceramica hanno guidato i progettisti alla ricerca del piatto adeguato alla ricetta a loro assegnata

Attraverso un confronto continuo e dialettico fra i protagonisti si è arrivati alla produzione di alcuni prototipi che saranno poi realizzati in centinaia di esemplari. Il tentativo è quello di innescare meccanismi virtuosi nel tessuto produttivo locale attraverso la modalità di innovazione tipica del design. Nuove forme e tipologie di oggetti nascono dall’utilizzo di tecniche tradizionali adeguate alla contemporaneità e ai nuovi stili di vita.

La mostra itinerante designkm0.umbria.it che si arricchirà ogni volta di nuove proposte, è frutto della collaborazione fra Adi Umbria, la Regione e i Comuni di Spoleto e di Deruta.

Francesco Subioli Presidente Delegazione Adi Umbria

 

La parola piatto nella nostra lingua indica sia il contenitore che il contenuto, quasi a segnalare l’identità che esiste tra il cibo e la sua presentazione. È infatti, da sempre, l’arte della cucina include l’arte del saperla rappresentare: non esiste grande chef che non si preoccupi anche della collocazione e della organizzazione formale della sua invenzione culinaria. La cucina è un’arte che incrocia tante altre arti: innumerevoli sono gli esempi dell’interferenza tra cucina e arti figurative (si potrebbe addirittura ipotizzare una storia dell’arte in chiave gastronomica), tra cucina e letteratura (la lista di menu letterari tratti da romanzi e racconti di ogni secolo e di ogni paese è sterminata), tra cucina e cinema (i titoli delle rassegne che hanno giocato su questa associazione sono persino troppi).

Ma certamente la parentela più stretta è quella tra cucina e teatro. Come il teatro, la cucina si affida ad una comunicazione sensuale, si gusta con i cinque sensi; il piacere che il cibo procura è tattile, olfattivo, visivo: non c’è cibo che non si mangi con gli occhi. Come il teatro, la cucina ha bisogno dei suoi tempi di preparazione, ma anche di assimilazione; come il teatro, si costruisce con un equilibrio sapiente di ingredienti diversi, di sapori, di colori diversi. Come il teatro, si giova della variazione e della sorpresa. Come il teatro, necessita di ricerco, di sperimentazione e di tecnica. E soprattutto, come il teatro, la cucina ha bisogno della sua messinscena.

Si è capito fin dalle epoche più remote, non appena il cibo ha cessato di essere una semplice risposta alla fame ed è diventato anche un piacere, dunque un’arte. I trattati seicenteschi sull’arte di apparecchiare la tavola e di allestire pietanze e dolciumi in modo sorprendente somigliano ai coevi trattati di scenotecnica e si avvalgono di complicate macchine, in tutto simili a quelle utilizzate sulle scene. Tutto questo per dire quanto sia felice l’idea dell’Adi di creare design@km0.umbria.it: foodesign, confronto tra architetti e designers nell’immaginazione dei piatti giusti per la ricetta giusta, proprio perché la competenza adeguata a comprendere un’arte teatrale come la cucina è quella dell’architetto-scenografo. È del resto è un’idea ampiamente collaudata, non solo da più di un secolo di design industriale, che ha prodotto stoviglie che sono tra gli oggetti più belli e più rappresentativi della nostra epoca, ma anche da illuminati sperimentatori. Gabriele D’Annunzio, per esempio, quando non se li disegnava lui stesso, si faceva disegnare piatti, fruttiere, servizi da tè dagli architetti più in voga del tempo – Giò Ponti, Giancarlo Maroni, Giuseppe Lisio – che usava in relazione a particolari ricette, o al carattere degli ospiti, o al colore della giornata.

 Dal confronto di designekm0.umbria.it: food design, i designers e i maestri ceramisti di Deruta, ci aspettiamo grande varietà di linguaggi e di proposte – minimaliste, democratiche, glamour, post modern – ma tutte rigorosamente golose. Opportuna anche l’idea di ancorare le ricette, e dunque i piatti per proporle, al territorio perché ispirata alla considerazione di quanto la creatività si nutra di stimoli ambientali e culturali e di quanto l’originalità di un’opera risenta del sapore di una terra e di una civiltà. Valore recepito anche dal mercato, se il made in Italy, quando è autentico, produce ancora successi economici, oltre a contribuire all’immagine complessiva del Paese. È dunque con particolare soddisfazione che offriamo, con Palazzo Leti Sansi di Spoleto, il teatro per questo primo incontro che, ne siamo certi, alimenterà quella civiltà della bellezza di cui, nei nostri tempi non sempre raffinati, si ha una vera fame.

arch. Giorgio Flamini Assessore alla Cultura della Città di Spoleto

 

Designers: Mauro Olivieri, Marco Pietrosante, Francesco Subbioli, Francesco Paretti, Alessandro Fancelli, David Mazzocchi
Progettazione ed esecuzione: Nicola Boccini

Francesco Paretti ceramica
Francesco Paretti
Mauro Olivieri
Mauro Olivieri
Alessandro Fancelli e Davide Mazzocchi e Nicola Boccini ceramica
Alessandro Fancelli e Davide Mazzocchi
food design adi umbria e nicola boccini
Adi Umbria - tutta la collezione km0
Francesco Subbioli food design in ceramica in collaborazione con Nicola Boccini
Francesco Subbioli
Marco Pietrosante in collaborazione con nicola boccini food design ceramica
Marco Pietrosante

Light Design (2012)

Ely Rozemberg tazzina caffè light design ceramico Nicola Boccini
Ely Rozemberg - Tazzina da Caffè
Ely Rozemberg tazzina caffe' light design ceramica con Nicola Boccini
Ely Rozemberg particolare tazzina da caffe'
Composizione tazzine riflettenti in porcellana
Composizione tazzine riflettenti in porcellana, Light Design

PORCELAIN VEINS (2004)

Nel 2004 ho iniziato una ricerca sui metalli in armonia con la ceramica. All’inizio ho sperimentato i vari tipi di metalli, sottoforma di filamenti come:  rame, kanthal, tungsteno, nichel-cromo, platino etc. direttamente sopra smalto o sotto smalto, con effetti molto interessanti di tipo estetico. Le ricerche tenevano conto dei due tipi di ambienti di cottura, ossidazione o riduzione. La contaminazione dei metalli era, a seconda del tempo dello stallo finale, differente e ripetibile ed esteticamente interessante.

Nicola Boccini dettaglio opera in ceramica e metalli
Fili di rame in superficie sopra lo smalto in ambiente riducente
Nicola Boccini dettaglio opera in ceramica e metalli linea formazione ceramica
Fili di rame in superficie sopra lo smalto in ambiente riducente
Nicola Boccini dettaglio opera in ceramica e fili di rame
Terraglia con fili di rame sotto cristallina in ambiente ossidante
Nicola Boccini opera in ceramica con fili di rame e platino linea formazione ceramica
Fili di rame e platino su smalto con nitrato d'argento
Nicola Boccini, dettaglio inserimento rame su porcellana, porcelain veins
Inserimento rame all'interno della porcellana, tecnica: Porcelaine Veins
Nicola Boccini, test dopo cottura del rame, Porcelaine Veins
test dopo cottura del rame dentro la porcellana, Tecnica: Porcelaine Veins

LIVIO ORAZIO VALENTINI - SCULTURA PER ORVIETO (2004)

La scultura ” Orvieto Città Unita” è situata nella rotonda di Orvieto Scalo (PG) Italia, è stata inaugurata il 9 Giugno 2004.

 

Livio Orazio Valentini scultura Orvieto ceramica
struttura in acciaio zincato su base di cemento armato
Interno struttura scultura Orvieto
Interno struttura scultura
Interno struttura scultura Orvieto
particolare primo piano scultura
Livio Orazio Valentini scultura Orvieto ceramica
inserimento anelli di rame
Livio Orazio Valentini scultura Orvieto ceramica Nicola Boccini
Fissaggio opere in ceramica sulla struttura
Livio Orazio Valentini scultura Orvieto ceramica Nicola Boccini
Livio Orazio Valentini ispeziona la sua scultura
Livio Orazio Valentini scultura Orvieto ceramica Nicola Boccini
La pittura su ceramica delle sculture realizzate da Livio Orazio Valentini
Livio Orazio Valentini scultura Orvieto ceramica Nicola Boccini tecnica raku
particolare della scultura realizzata in tecnica raku
Livio Orazio Valentini scultura Orvieto ceramica Nicola Boccini
La grande scultura di notte, Livio Orazio Valentini
Livio Orazio Valentini scultura Ceramica Orvieto
la grande scultura in Ceramica di Livio Orazio Valentini