Biennale di Aveiro

XVI° BIENNALE DELLA CERAMICA DI AVEIRO 2023

28 Ottobre 2023 – 28 Gennaio 2024

La collaborazione internazionale tra Biennali generata dall’evento Biennial NEXT (2021), di cui BACC – Biennale d’Arte Ceramica Contemporanea di Frascati – è apripista, crea le condizioni per raggiungere pubblico e istituzioni internazionali e genera nuova consapevolezza nel lavoro degli artisti.

Dopo la partecipazione dell’artista portoghese Alberto Vieira alla V edizione della BACC (2022), la BACC propone il Light Artist Nicola Boccini per la XVI edizione della Biennale d’Arte Ceramica di Aveiro, con un’installazione plastico-sonora a sfondo sociale dal titolo Vessel Light. La sua partecipazione aggiunge all’evento una riflessione sensibile e puntuale sul tema dei diritti umani, oltre che espressione a un medium in continua evoluzione: la scultura ceramica.

Dal Novecento ad oggi “la luce nelle sue manifestazioni artistiche”, parafrasando il titolo del famoso saggio di Hans Sedlmayr del 1960, ha trasformato il concetto di “percezione visiva”. I linguaggi e le tecniche degli artisti stanno cambiando a favore di un approccio sperimentale sempre più multimaterico. Con l’Impressionismo è la curiosità scientifica che spinge i pittori a sperimentare “il vibrante colorìo” dato dalle interazioni dello spazio con la luce. Catturare le vibrazioni dei colori alla luce del sole per restituire attraverso la materia è la sfida che gli impressionisti gettano, sintesi di colore-luce e colore-materia. Boccini sostituisce il colore a smalto delle ceramiche con la tecnologia luminosa, trasformando dall’interno la materia fittile. Il medium pittorico tradizionale non è più sufficiente, e l’uso del led supera la limitazione bidimensionale della superficie. Ma prima ha dovuto lavorare sulla trasparenza, sulla traslucidità del materiale, per arrivare addirittura a brevettare un nuovo tipo di materia ceramica (2012) che da lui prende il nome di “Tecnica Boccini”. Per produrre questa nuova ceramica viaggia in tutto il mondo, osservando e studiando i diversi usi e lavorazioni della porcellana. Arriva così all’intuizione, alla “sensazione” di scegliere la luce artificiale come un medium privilegiato per il suo percorso artistico. Introduce nella porcellana i metalli rame, ottone, ferro e platino, li cuoce e li fonde con la terra ceramica; ifili metallici diventano le vene pulsanti della nuova tecnica Porcelain Vein, la ceramica luminosa “interattiva” (Evolution 14.0, 2014).

Nicola Boccini diventa così un Light Artist e l’artigianalità cessa di essere la via esclusiva alla creazione. Utilizzando la tecnologia della luce, questa diviene materiale, contenuto e istanza concettuale ed estetica. Basta che lo spettatore attraversi la stanza che l’opera, di natura installativa, produce suoni e muta colore, si accende alternativamente in un gioco di luci che le conferiscono forma e movimento, una sorta di lanterna magica che apre la dimensione della scultura all’ambiente circostante. E così, lo spazio entra in relazione con l’opera.

Il neurobiologo inglese Semir Zeki, nel suo volume La visione dall’interno. Arte e cervello (2003), racconta l’arte come uno degli strumenti privilegiati per la conoscenza del cervello. Sostiene infatti che gli artisti, prima dei neurologi, abbiano affrontano il problema di come il cervello percepisca il mondo della luce e dei colori in movimento. Le creazioni di pionieri della Light Art come László Moholy-Nagy e il suo Modulatore spazio-luce del 1922 testimoniano la grande attrazione emotiva che questo mezzo di espressione ha esercitato sugli artisti. Come Moholy-Nagy, Boccini ricerca l’impatto emozionale nel rapporto con lo spettatore. “La maggior parte delle opere d’arte visiva del futuro saranno compito del pittore della luce[…] che avrà la conoscenza scientifica del fisico e la competenza tecnologica dell’ingegnere accoppiate alla sua immaginazione, alla sua intuizione creatrice e all’intensità delle sue emozioni. È difficile entrare in dettaglio per ora, ma nei futuri esperimenti, la ricerca nell’ambito della fisiologia dell’occhio e delle proprietà fisiche della luce giocheranno una parte importante”. Moholy-Nagy “pittore della luce” aveva ragione, e Boccini lo conferma con la sua ricerca verso un’arte che concili scienza e tecnica, nelle sue opere che ‘contengono’ la luce. Il messaggio è il contenuto del mezzo senza il quale queste installazioni non potrebbero esistere. “Vivendo il mio tempo pieno di interazione e multimedialità, ho rivoluzionato la materia rendendola attuale e dinamica. Per me creare vuol dire “ricercare” nuove soluzioni, nuove tecnologie. Non ho mai creato prima la forma e poi applicato la tecnica, ho sempre prima creato la tecnica per poi adattarla alla forma” (Nicola Boccini). Nelle sue opere, il colore così iridescente delle formelle vicine e quadrate si allarga dai bordi, sfrangiati e indefiniti. Un nuovo modo di intendere la relazione con il pubblico entro dinamiche aperte al dialogo creativo e inconsueto, quasi “ludico”. Le nuove opere come Caos (2017) o You and I (2019) formano tessiture geometriche concentriche o lineari. Veri e propri “murali interattivi e iridescenti”, fatti di forme semplici e ripetitive che permettono alla luce e alle ombre di giocare sull’intera superficie. 

Nel 2020, in collaborazione con Open Arms, Boccini realizza Vessel Light, un’installazione composta di pannelli luminosi disposti a formare una nave da carico che trasporta “moduli” senza distinzione tra merce e persone. Selezionata per il premio Faenza 2020, l’opera non si completa senza l’interazione del pubblico, che passandovi accanto attiva i suoni e i motivi luminosi di cui è composta. Quelle che si odono sono le voci, le grida, registrate durante un salvataggio in mare. E così lo spettatore è testimone della tragicità che si consuma nel buio, in cui una luce si accende per ricordare al mondo questi crimini contro l’umanità, perché nessuno possa dire di non aver visto. Con Vessel Light l’artista sposa il concetto di “imbarcazione”, e lascia viaggiare e approdare l’opera in Gallerie e Musei di tutto il mondo.

Boccini sviluppa un complesso insieme di relazioni tra progettisti, ingegneri del suono e artigiani all’interno di un territorio fertile e identitario: il distretto della ceramica di Deruta. Sono queste relazioni a consentirgli lo sviluppo di esperienze progettuali rivolte alla produzione artigianale e industriale in continua contaminazione reciproca, una combinazione di linguaggi che muovono nei due diversi sistemi sperimentali. E così la ceramica entra nel mondo della Light Art legandosi al concetto di “ricerca e sperimentazione”, per cui la pratica artigianale si coniuga come veicolo di un messaggio culturale che supera i limiti connessi alla materia, trasformandola, come Boccini ama definirla, in “materia viva”. Per questo Boccini può essere inserito in quella produzione definita dagli studiosi Alison e Fusco “del terzo genere”, l’art design.

La tradizione del mondo dell’arte, con l’evoluzione dei processi e nell’uso di nuove tecnologie, si confà ad oggetti le cui dimensioni utilitarie e produzioni in serie sono legate ad evoluzione e ricerca del piano formale e figurativo. I valori della tradizione e della memoria si intrecciano con la contemporaneità guardando al futuro, dove le dinamiche creative alimentano e si alimentano del confronto costante con la cultura del territorio.

Nicola Boccini in pochi anni è riuscito, pur partendo da una dimensione regionale fortemente legata al proprio territorio, a far emergere a livello internazionale l’importanza della luce come arte applicata che prende vita in oggetti d’arte, un mezzo dalle infinite potenzialità che meglio di ogni altro esalta lo spazio, trasportando lo spettatore all’interno della materia. Opere d’arte che nascono grazie alla compresenza di manualità e innovazione, di unicità e serialità, che si manifestano tanto nella fase ideativa che nell’esecuzione. La dimensione artigiana è riscontrabile nella creatività e nell’ingegno dell’artefice, la dimensione dell’artista è nell’impulso di trasformare e trasformarsi.

 

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La Biennale Internazionale di Ceramica Artistica di Aveiro è uno degli eventi culturali più rilevanti in Portogallo e a livello internazionale, nel campo della produzione di ceramica artistica.

Si propone di contribuire alla produzione di ceramica artistica contemporanea, stimolando la sperimentazione e la creatività, costituendosi come polo dinamico delle nuove tendenze della ceramica e contribuendo alla formazione didattica e allo sviluppo culturale.
Centro di dialogo e condivisione, agisce come divulgatore di correnti e concetti, aprendo nuove strade nel campo della ceramica artistica contemporanea, agendo nell’ambito del rinnovamento estetico e, allo stesso modo, facendo conoscere nuovi materiali e tecniche.

Website: bienalceramicaaveiro.pt

 

Video dell' istallazione multimediale ed interattiva alla XVI Biennale d'Arte Ceramica Contemporanea di Averio, Portogallo. Vessel Light